Il piccolo Barron Trump e il rispetto per i bambini

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Barron Trump, il figlio del presidente americano Donald, è stato pesantemente preso in giro dalla stampa.

Già per noi, a volte, non è facile rispettare fino in fondo “l’essere bambini” dei nostri figli. A volte magari chiediamo loro troppo, pretendiamo siano piccoli adulti, rischiamo di caricarli di eccessivi compiti, responsabilità e attività, perdendo di vista quello che poi è il nostro desiderio più grande: che possano cioè avere un’infanzia spensierata, un’infanzia in cui essere davvero, solo, semplicemente bambini. Un’infanzia dalla quale trarranno poi risorse, energie e forze che li sosterranno quando saranno veramente adulti.

Ora, mi chiedo che ne sarà del piccolo Barron Trump, il figlio del presidente degli Stati Uniti.

Nulla giustifica lo scherno cui è stato sottoposto dalla stampa americana, nulla giustifica gli sberleffi per i suoi sbadigli, i tweet al veleno, le battutacce fuori luogo, il bullismo social.

Per fortuna in difesa del bambino si sono levate molte voci, tra cui quella di Chelsea Clinton, che di certo sa bene cosa vuol dire essere presi di mira dalla stampa di un paese (se non del mondo) intero, e vedere la propria infanzia e la vita della propria famiglia sbattuta in prima pagina con toni spesso volgari.

Ora, qualcuno dirà, questo è il prezzo del potere, della ricchezza, della fama. Certo, Barron non avrà mai problemi economici, non dovrà confrontarsi mai con tutti i problemi che noi comuni mortali ci ritroviamo a gestire tutti i giorni. Ma ho la netta sensazione che il prezzo da pagare per tutto questo sia davvero troppo alto.

Già essere figlio del presidente degli Stati Uniti non deve essere semplice, già essere figlio di questo presidente deve essere ancora più complicato.  Almeno che la stampa e le malelingue lo lascino in pace.

E a Barron Trump auguriamo che presto i riflettori si spengano su di lui, per rimanere invece ben accesi sull’operato di suo padre.


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