Bullismo e cyberbullismo: un livido nell’anima | Mamme a Milano
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Bullismo e cyberbullismo: un livido nell’anima

bullismo e cyberbullismo
Bullismo e cyberbullismo: ovvero l’abuso psicologico tra bambini e ragazzi.

«Tutti noi conosciamo il potere incisivo della parola ma, in alcuni casi, le parole più che incidere possono lasciare un’incisione» (Pamela Pace, “Un livido nell’anima. L’invisibile pesantezza della violenza psicologica”, Edizioni Mimesis, 2018). Bullismo e cyberbullismo lasciano profondi lividi nell’anima.

La violenza psicologica non è un fenomeno di facile definizione e questa difficoltà è data principalmente dalla sua intrinseca invisibilità: nonostante lasci segni molto profondi, è sovente impercettibile e spesso nemmeno chi la subisce in prima persona è in grado di accorgersi in modo tempestivo della sua azione e dei suoi effetti. Si tratta di una violenza realizzata tramite sguardi, parole e comportamenti offensivi, inopportuni, minacciosi e ambigui che si ripetono nel tempo, diventando sempre più dannosi. Essa ha luogo all’interno di legami distorti, distinti da un ab-uso di potere (quindi un suo utilizzo improprio o eccessivo) da parte di un soggetto a scapito di un altro.

La violenza psicologica è conosciuta anche come manipolazione affettivo-relazionale, proprio perché una persona può essere manipolata e sopraffatta, a tal punto da essere considerata un oggetto in balia dell’altro. Questo tipo di relazione, purtroppo, può riguardare chiunque: è trasversale al genere e anche all’età e può presentarsi in diversi ambiti, quali quello familiare, quello lavorativo e quello scolastico.

Per usare le parole di Pamela Pace (psicoanalista, psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Pollicino e curatrice del testo “Un livido nell’anima”), l’abuso psicologico è «una trappola che in un primo tempo si presenta dorata e lentamente perde di luminosità, degradandosi in un labirinto buio e pericoloso». Inizialmente, infatti, il manipolatore o la manipolatrice illude la vittima circa il carattere esclusivo del loro legame: solo lui/lei la conosce veramente e sa quale sia il suo bene. Il soggetto viene così isolato e sottratto dalle sue relazioni più importanti. Una volta ottenuta la sua fiducia, il manipolatore mette in atto una fase più aggressiva e intimidatoria, nella quale la comunicazione viene utilizzata per generare sensi di colpa, paura, dubbi e incertezze.

L’abuso psicologico può assumere diverse forme e, per quanto riguarda bambini e ragazzi, ha trovato un’ampia diffusione attraverso bullismo e cyberbullismo. Sono questi casi di espressione di una violenza, frequentemente di gruppo, in cui soprattutto la parola viene utilizzata per aggredire, offendere, danneggiare un’altra persona: il bullismo e il suo corrispettivo digitale si servono infatti di parole, silenzi, foto, video e comportamenti per prendere di mira un soggetto e renderlo oggetto di insulti, scherno e disprezzo. Nel caso specifico del cyberbullismo, inoltre, la violenza viene spesso facilitata e garantita dall’anonimato che il web rende possibile.

A causa della problematicità nel definire l’abuso psicologico, anche queste forme non sono sempre interrogate nella società contemporanea e rischiano di restare, quindi, in una sorta di “zona d’ombra”.

Ecco perché parlare della violenza psicologica e delle sue diverse espressioni è così importante, perché consente la possibilità di rendere visibile qualcosa di invisibile, di conoscere in maniera più approfondita le sue dinamiche e di facilitare il suo riconoscimento. Di qui l’importanza, in merito a bullismo e cyberbullismo, anche di sensibilizzare bambini e ragazzi sulle criticità e i possibili rischi del mondo digitale (certo in una modalità che permetta al contempo di valorizzare le potenzialità e la creatività che si accompagnano alle nuove tecnologie).    

Solo parlando di queste manifestazioni e rendendole esplicite, i soggetti intrappolati in un legame asfissiante avranno la possibilità di mettere in parola i propri vissuti e di chiedere aiuto. La sensibilizzazione si configura, dunque, come una prima forma di prevenzione poiché mira a promuovere la conoscenza del fenomeno, affinché si possa prenderne consapevolezza.

Per chi subisce violenza psicologica, tuttavia, non è semplice dare ascolto al proprio disagio e riuscire a parlare: proprio perché questi abusi instillano dubbi e sensi di colpa, i giovani vittime di bullismo e cyberbullismo possono pensare di essere stati loro stessi a provocare angherie e offese. Per questo è fondamentale poter offrire un ascolto accogliente e senza pregiudizi, che aiuti a far emergere a poco a poco la parola: la famiglia, gli amici e la scuola possono diventare alleati importanti e creare insieme una rete benefica, di protezione, capace di sostenere il soggetto quando cade in una manipolazione e di aiutarlo a liberarsi da quella rete malvagia nella quale è intrappolato.

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