Genitori perfetti? No, sufficientemente buoni!

genitori perfetti

Esistono genitori perfetti?

La risposta è negativa. È ovvio, viene da dire. Tuttavia può non essere così facile sostenere questa risposta nei momenti di dubbio e d’insicurezza che, seppur fisiologici nelle diverse fasi della genitorialità, si possono presentare oggi con più frequenza e gravosità.

Non bisogna dimenticare, infatti, che viviamo in un periodo storico molto particolare. Da un lato siamo esposti e coinvolti in un costante confronto, soprattutto attraverso il digitale, con gli altri – un paragone che investe anche l’ambito dell’educazione. Dall’altro, a questa perenne connessione si accompagna una paradossale solitudine: sembra che i genitori siano sempre più soli, in difficoltà rispetto alle proprie politiche educative, talvolta privati del senso di appartenenza a una comunità. Tutto ciò all’interno di una società che, sotto la guida della tecnologia, pare aver fatto della perfezione un suo valore fondante; un mondo in cui ciò che è incerto, non sicuro a priori, sembra essere destinato a fallire. La contemporaneità può così generare una sensazione d’inadeguatezza e incapacità, vissuti che si legano anche alla percezione di dover rispettare determinati standard di “perfezione”. Che ansia! citando il titolo dell’ultimo libro della psicoanalista Pamela Pace, Presidente dell’Associazione Pollicino, edito nel 2020 per le Edizioni San Paolo.

Si potrebbe dire che oggi sia necessario guadagnarsi il diritto all’imperfezione! In quest’esigenza specifica della nostra epoca, ci può venire in aiuto lo psicoanalista Donald W. Winnicott che, già negli anni ‘60, sosteneva che un eccessivo perfezionismo appartiene alle macchine, non all’essere umano – egli vedeva anche nelle imperfezioni una caratteristica essenziale di un ambiente sano per la crescita. La particolarità e l’originalità di questo autore rimandano al duplice vertice osservativo da cui incontrava il bambino e la sua famiglia. Egli praticava, infatti, contemporaneamente sia l’attività pediatrica sia quella psicoanalitica: coniugando così osservazione e ascolto.

È molto interessante che Winnicott parlasse, per uno sviluppo equilibrato del bambino, di una madre sufficientemente buona. Intendendo con ciò colei che possiede la capacità di accudire il piccolo, creando un ambiente in cui si senta al sicuro e facendosi interprete dei suoi bisogni, e non una figura infallibile, ma che anzi può vivere preoccupazioni, ansie e mettersi in discussione. Ecco, possiamo dire che questo tipo di postura genitoriale – che riconosce i propri limiti e li accetta – rappresenta una qualità importante per tutte le fasi della crescita!

Soprattutto in una società in cui sembra necessario sapere prima di agire, riconoscersi invece come fallibili, non pretendere di conoscere tutto e chiedersi se ci stia sbagliando possono delineare una posizione inedita e di valore da cui guardare al proprio operato come genitori.

Perché la genitorialità è un atto unico, e dunque creativo, che si costruisce insieme al figlio – ogni volta in maniera differente.

Se ci si ferma a riflettere, un’imperfezione consapevole è molto più originale di una perfezione meccanica, impersonale.

Genitori perfetti è un articolo a cura di

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