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nonni e genitori

Parliamo di nonni e genitori

Mi sembrano molto interessanti questi spunti sul tema della relazione nonni e genitori. Attenzione, come sottolineerò più volte, il punto di vista è nonnesco, ma è bene che i figli ascoltino!  Riprendo questi spunti e li propongo ai genitori.

Sono emersi nella seconda serata del Convegno online intitolato Nonni, una dimensione esplorare. In particolare, la seconda serata era intitolata Essere genitori di genitori: un delicato equilibrio e nel convegno sono state rivolte domande a una psicologa.

Nonni e genitori, le domande

Come rendere concreta nei nonni la consapevolezza che il loro compito è innanzitutto sostenere i propri figli nel loro ruolo genitoriale, senza sostituirsi a loro, mantenendo chiari confini e ruoli?

Nella risposta a questa domanda è stata fatta una premessa importante, di ampia portata. La psicologa è partita da tre principi da ricordare:

  • rispetto del confine
  • rispetto della giusta distanza
  • rispetto della corretta posizione di ogni membro della famiglia.

Per rispettare il confine occorre la consapevolezza dell’alterità dell’altro. Essa si sviluppa in modo diverso nel padre e nella madre. Questo vale soprattutto per la madre perché il legame madre-figlio è primariamente biologico, mentre quello padre-figlio è meno biologico e più culturale.

Con il proprio figlio, perciò, la madre deve lavorare su se stessa per prendere consapevolezza dell’essere in due; infatti corre spesso il rischio di essere una “madre-interprete”, e  pertanto pretende di mantenere il suo protagonismo affettivo anche con la crescita del figlio. il padre invece, è generalmente meno controllante e possessivo, ma il suo rischio è di  riconoscer il figlio solo se corrisponde alle sue aspettative, e rischia così di non fidarsi del figlio. La giusta distanza: intimi ma non “confusi”.

Per quanto riguarda la “giusta distanza” nella relazione con i figli, bisogna tener presente che cambia nel tempo. Nel tempo i genitori non devono cercare di legarli a sé, e devono  permettere al figlio di staccarsi da noi, e favorirlo in questo distacco, perché possa raggiungere la propria autonomia. Un momento cruciale nella ridefinizione delle distanze relazionali si ha con l’adolescenza, ma matura in modo definitivo quando un figlio si sposa, e con questo cessa di “appartenerci”, di fare riferimento alla nostra famiglia per iniziare l’avventura di una famiglia nuova.

Quando un figlio si sposa avviene un altro passaggio di queste posizioni, perché il confine del figlio si fa definitivamente chiuso a noi, il suo mondo diviene un mondo di intimità personale che lui non condividerà più con noi, salvo scelta personale, ma dovrà condividere la sua intimità soprattutto con la persona che ha scelto. Questo vuol dire che cambia tutto: anche nella famiglia dei genitori dei figli che si sposano: allora anche la nostra posizione cambia : essi tornano  ad essere coppia  mentre il figlio esce dalla nostra famiglia per formare la famiglia sua. I legami buoni si hanno se noi riflettiamo sempre su queste tre parole.

Quindi la corretta posizione vuol dire  ciascuno al suo posto,  permettere ai figli di uscire dal proprio asse familiare, favorire il  loro di andare verso il futuro. Se si riesce  a raggiungere questa chiarezza di pensiero, saremo certamente in grado di comprendere quale sia la nostra posizione, e cioè, come dici, quella di “sostenere i figli nel loro ruolo genitoriale, senza sostituirsi a loro, mantenendo chiari confini e ruoli”.

La storia che i nonni hanno vissuto e vivono con i propri figli, magari segnata da difficoltà, può incidere sul modo con cui loro, ormai adulti, vivono la loro famiglia. Quali passi possono sciogliere i nodi che magari risalgono a tempi remoti e permettere un cambiamento in positivo nella relazione tra le due generazioni?

Osservo che i suggerimenti  qui contenuti sono interessanti anche per l’altro polo della relazione: i genitori. Se è vero, secondo la psicologa, che, nel caso di difficoltà sono ‘i vecchi’ a dover prendere l’iniziativa, il  rischio della fissità dei ruoli, vale anche per le giovani coppie nei confronti dei loro ‘vecchi’!

Secondo la psicologa, nella famiglia, la responsabilità è qualcosa che va sempre nella direzione genitori-figli, e non viceversa; da parte del figlio può esserci gratitudine e riconoscenza, ma la responsabilità è dei genitori. Per questo motivo, anche per sciogliere i nodi, sta quasi sempre ai genitori dei figli cresciuti cominciare. Il problema centrale, qui, è quello di “bonificare la memoria”, cioè qualsiasi cosa sia successa, i genitori dei figli cresciuti o ormai sposati   debbono imparare a guardarla in un modo nuovo e soprattutto debbono trovare uno sguardo nuovo su qualcuno (il figlio/ la figlia) che è diventato diverso.

I ‘’vecchi genitori’’ siccome li hanno conosciuti bambini, pensano  di conoscerli, credono di conoscerli. Debbono  invece fare un passo, creare una distanza che  permetta di guardare da capo i loro figli diventati adulti, per conoscerli di nuovo nella loro dimensione adulta. Regalarsi uno sguardo nuovo, ascoltare quello che il figlio/figlia adulto dice di sé, ascoltare la novità di sé che essi  propongono , permette ai figli di non sentirsi  più racchiusi in uno sguardo che magari lo stringe. Se nel passato ci sono stati nodi, direi che possiamo sentirci curiosi di capire le ragioni dell’altro.

Non è più questione di ragioni o torto, il passato è passato, si può dire al figlio che si è spiaciuti se, pur avendo fatto del proprio meglio, lo si è danneggiato, poi basta, non c’è da fare altro. Bisogna far si che il figlio sia guardato con un rispetto diverso, e per questo dobbiamo metterci da una distanza nuova, un po’ come fosse il figlio di un’amica, una persona nuova che entra in casa nostra portando la sua novità e noi abbiamo voglia di conoscerla. Questo è un atteggiamento rispettoso, non di pregiudizio che vuol dire giudizio a priori sul figlio, che ci fa pensare ‘tu sei quello che…’

C’è infatti, in famiglia, il rischio di fissità dell’immagine legata alla storia che segna la relazione con loro: con limiti ed errori, fragilità, talvolta danni. Il figlio adulto ci rimanda tutto questo. Teniamo presente che, in una famiglia, le persone sono unite da una memoria collettiva, ma ognuno racconta a sé stesso la storia comune in modo diverso, infatti diversa è l’età, la possibilità di capire, la sensibilità e la posizione; dunque, è diversa la lettura della stessa realtà: ognuno ha costruito una mappatura relazionale e un’idea dell’altro, spesso fissandone l’immagine al tipo di rapporto che aveva con lui nella vita familiare.

Quando diventiamo adulti e la nostra identità diventa più complessa, in famiglia si fa fatica a leggere i cambiamenti; spesso si continua ad essere ancorati a quello che siamo stati, perché la memoria fissa ciascuno in un luogo, in un tempo, in un modo di essere. È necessario prendere le distanze da ciò che è stato, e passare attraverso una “guarigione della memoria”. Ogni lettura della nostra storia comune è legittima, ma ogni lettura è anche parziale. Solo riconoscendolo possiamo capirci e perdonarci, capire e perdonare.

Bisogna andare oltre le immagini che definiscono l’altro e tutto ciò che crediamo di sapere di lui, per poterlo conoscere di nuovo; bisogna allontanarsi per potersi incontrare: questa volta come adulti, portatori di doni da scambiare con una nuova reciprocità. Di tutto questo fa parte la piena legittimazione del figlio nella sua scelta relazionale e nel suo progetto familiare, che comprende anche eventuali difficoltà ed errori. Questo cambio di sguardo, che legittima l’alterità e la condizione adulta del figlio, può davvero far cambiare molte cose, perché cambia il nostro atteggiamento nei suoi confronti, rendendoci capaci di un vero “rispetto”. Con pazienza, però.

Come fare perché i genitori non coinvolgano eccessivamente i nonni nella cura dei nipoti?

Anche per questa importante domanda , il punto di vista è quello nonnesco, ma la  risposta  contiene riflessioni che debbono fare anche i genitori !

La psicologa, riallacciandosi a quanto detto sulle relazioni, in questo tempo in cui i nonni sono diventati sempre più indispensabili, ritiene  importante chiedersi quale sia il compito di ciascuno e in che misura è dovuto l’aiuto da parte di una generazione all’altra. Dal momento in cui nasce loro un figlio, i nostri figli diventano educatori allo stesso titolo con cui lo siamo stati con loro: la responsabilità dunque tocca a loro, e noi dovremo rispettare le loro scelte, che andranno prese in accordo dalla coppia.

Essere nonni vuol dire avere consapevolezza di questa posizione e accettarla. Ma c’è una seconda riflessione, che consegue alla prima: se non abbiamo alcuna diretta responsabilità riguardo al nuovo nucleo familiare, continuiamo però ad averne rispetto al nostro. Possono esserci altri figli e c’è comunque una coppia, la nostra, che deve continuare ad alimentarsi e a crescere, affrontando una diversa fase della vita. La nostra più diretta responsabilità sta qui, e questo comporta adattamenti e reinvestimenti che nessuno, a parte noi, può decidere, come ad esempio la scelta se proseguire o meno un’attività professionale e in che forma.

Non dobbiamo rinnegare la nostra vocazione, ma abbiamo ormai tutti gli strumenti per calibrare saggiamente gli investimenti, liberi dal peso di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Tra questi investimenti c’è anche il tempo da dedicare ai nipoti, tempo ricco e prezioso che va deciso con libertà e senza sensi di colpa. Una disponibilità superiore alle forze reali e data solo per timore di essere considerati cattivi genitori non mi pare la cosa più giusta. Io credo che ci siano molti modi per sostenere le nuove famiglie e non necessariamente il migliore è quello di impegnare tutto il nostro tempo.

Dobbiamo valutare serenamente le nostre risorse: la nostra piena libertà di dire le cose è garanzia anche della loro libertà, senza manipolazioni o aspettative inespresse e pericolose.

Per concludere, questo non significa sottrarsi all’aiuto tra generazioni: possiamo anche aiutare a pagare una baby-sitter; possiamo tenere i nipoti qualche sera o nel fine settimana perché i figli possano godere della loro vita di coppia; possiamo essere utili nelle vacanze estive, l’importante è che la disponibilità offerta corrisponda ad una vera disponibilità interiore, che solo noi possiamo valutare in modo insindacabile. Noi abbiamo un dovere verso i nostri figli: mantenere un equilibrio vitale che duri tutta la vita mostrando ai figli che, oltre ad avere amore per loro, abbiamo rispetto per la nostra vita e per la nostra relazione di coppia.

 Articolo a cura della prof.ssa Innocenza Laguri


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