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Il ruolo dei nonni nella famiglia odierna

Il ruolo dei nonni nella famiglia odierna

Vale la pena parlare anche dei nonni. Credo che se facessimo un’indagine tra gli utenti di questo sito troverebbe conferma un dato statistico evidente: il ruolo dei nonni nella famiglia odierna, nella gestione della giornata dei nipoti e l’aiuto che danno ai genitori al lavoro e in particolare alle madri.

Credo però che non sempre i genitori valorizzino a fondo l’opportunità sul piano educativo dell’assistenza nonnesca, tutti presi, spesso, dall’affanno di trovare una soluzione quando non si avrebbe modo di accudire i pargoli, esempio significativo e non unico, quando sono malati, niente scuola, niente attività post scuola. C’è la tendenza ad essere paghi di un’assistenza garantita… di questi tempi!

Mi sembrano interessanti e le rilancio ai genitori, queste riflessioni proposte dalla Dott.ssa Mariolina Migliarese, psicologa, al Convegno di tre serate online “Nonni, una dimensione tutta da esplorare” tenuto on line da varie realtà Associative, un piccolo aiuto perché scoprano quello che intuiscono sui nonni, ma di cui magari non sono così consapevoli.

Il ruolo dei nonni nella famiglia odierna

Il coinvolgimento ed Il ruolo dei nonni nella famiglia deve configurarsi come una scelta personale, non è tanto la quantità di tempo. Essa, anche se necessaria in alcune situazioni, però deve comunque costituire una scelta positiva, anche quando siamo coinvolti più di quello che vorremmo, altrimenti la dimensione di dono del nostro tempo diviene quella di un sacrificio un po’ estorto, strappato, subìto.

Questo mentre, magari, i nostri figli non se ne accorgono. Dobbiamo domandarci sempre cosa vogliamo e quanto vogliamo essere coinvolti. Naturalmente poi bisogna studiare le eventuali alternative, una conseguenza riguarda anche il rapporto con i nipoti perché può succedere che, con loro, vengano esternate le nostre difficoltà.

Il ruolo dei nonni e le loro risorse

Senza idealizzare il nostro ruolo: siamo a supporto, educatori indiretti. Devono essere chiare le risorse che noi come nonni possiamo metter a disposizione, mentre spesso il nostro tempo si consuma nell’accompagnarli qua e là, nell’organizzare.

Noi possiamo essere per i nostri nipoti delle occasioni importanti se mettiamo a fuoco quelle che sono le nostre risorse. Ne indico alcune:

• Anzitutto non sottovalutiamo che la casa dei nonni, è una bellissima risorsa, per i bambini più piccoli è luogo di ricerca dei tesori (i giochi dei loro genitori/ i gioielli della nonna/ le collezioni/ i piccoli soprammobili “inutili” / le decorazioni dell’albero e il presepe, ecc.). Mentre, per i più grandi, la casa dei nonni potrebbe essere luogo di minore affanno.

• Un’altra risorsa: la personalizzazione dei rapporti. Dobbiamo però averli in mente, noi dobbiamo essere capaci di valorizzarli singolarmente (un’attenzione “specifica”: qualche cosa che sia giusto per ciascuno, magari a turno: il libro “giusto”, un certo gioco da fare insieme/una collezione da favorire/ le figurine/un’attività condivisa…). Questo tema della personalizzazione del rapporto è molto importante, non è difficile, richiede attenzione.

• Un’altra risorsa dei nonni è la disponibilità ad ascoltare con una libertà diversa rispetto a quella della relazione genitori-figli. Non avendo una responsabilità diretta sul piano educativo, possiamo avere maggiore curiosità, a volte una curiosità sfacciata rispetto a quella dei genitori, minore ansia, minore bisogno di controllo. Conta molto come sappiamo ascoltare, è una risorsa grande.

• Ancora: la disponibilità a “dire” anche qualcosa di sé: senza imporsi, raccontando, quando si crea l’occasione naturale. Questa è una possibilità che i genitori hanno meno, con i figli i genitori non parlano tanto di sé, perché c’è una distanza da rispettare. Con i nipoti possiamo lasciarci andare a piccole confidenze e ricordi personali che loro apprezzano • Sono risorse anche le piccole attenzioni, specialmente per i più grandi (la nonna prepara la merenda a chi sta studiando; si è ricordata una certa cosa di cui aveva parlato con il nipote, e magari l’ha procurata…)

• C’è infine la risorsa-tempo, per fare insieme, per stare insieme. In questo indico la cura per piccoli momenti speciali, mi viene in mente la serata burattini che c’è stata recentemente, proposta dall’Associazione nonni2.0, cui sono andata con un nipote. Sono momenti speciali da ricercare, per rinforzare il legame con i nipoti o con un singolo nipote…

• Riflettiamo su cosa voglia dire la bellissima parola ricordare: significa riportare le cose al cuore, mentre dimenticare vuol dire cancellare dalla mente. Mi ha sempre colpito questa differenza. La domanda è però: cosa ci piace riportare al cuore? Siamo di quelle persone che rimuginano intorno al passato, ai torti subiti, a ciò che non è andato bene, o siamo capaci di gioire nel riportare al cuore gli eventi della nostra vita? E’ di questo secondo tipo di memoria che i nostri nipoti hanno bisogno, se vogliamo trasmettere loro soprattutto la percezione del valore della vita.

I nonni parlano di molte cose del passato, ma possono parlarne in modi diversi; i nostri nipoti hanno bisogno che sappiamo rivisitare la vita in modo costruttivo, anche quando ciò che ricordiamo è un dolore o una fatica. Hanno bisogno di vedere che il dolore, la fatica, la fragilità, non ci rendono duri o critici, ma che siamo soprattutto grati nei confronti della vita. Non c’è bisogno di molte parole, conta il modo, il tono.

• E in questo contesto è importante anche come ci poniamo di fronte alla morte. Nella nostra vita abbiamo ormai tutti la compagnia di molte persone che non ci sono più. Di solito, abbiamo in casa le fotografie che ce le ricordano e ce le fanno presenti. Come guardiamo a queste persone care? I bambini hanno bisogno di sapere che le persone non scompaiono per sempre, ma rimangono accanto a noi anche se non le vediamo. La nostra fiducia nella loro presenza, nel loro essere vivi altrove, è molto importante per fondare in loro la speranza.

• Un altro aspetto è la narrazione. I bambini amano la narrazione, ascoltano volentieri tutto quello che è posto loro sotto forma di racconto. Amano guardare le fotografie, sentir raccontare episodi che riguardano loro stessi quando erano piccoli o i loro genitori. Per loro è un nodo di essere visti e di esistere attraverso la narrazione che gli altri fanno di loro Il racconto dell’altro, cioè del nonno sul sé del bambino costruisce la sua immagine, nello specchio dell’affetto dell’altro. Si comincia a costruire una storia, la storia della tradizione familiare che poi rimane presente con loro.

Anche l’adolescente, che non ama sentire parlare di sé-bambino dai genitori (da cui sta cercando di smarcarsi per raggiungere un’identità più adulta) è spesso affascinato dal racconto dei nonni; sente così che, malgrado stia crescendo, non deve rinnegare ciò che è stato, la sua storia, la sua parte più piccola, perché è una parte preziosa. Ci vuole un po’ di fantasia, un po’ di vivacità nel raccontare, ma i racconti si sedimentano costruendo immagini che rimangono, che danno colore al mondo. Non dobbiamo certamente diventare pesanti o noiosi o ripetitivi, ma solo approfittare di ciò che succede, degli spunti che loro stessi ci danno. Soprattutto gli episodi divertenti o certe frasi che ricordiamo, costruiscono il romanzo familiare

Della costruzione della memoria familiare fa parte la trasmissione delle ritualità familiari, anche cose concrete: ricette di cucina, modi per festeggiare le ricorrenze, le frasi storiche delle famiglie, i modi di dire e di fare specifici di ogni famiglia.

 Articolo a cura della prof.ssa Innocenza Laguri


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