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selettività alimentare nei bambini

“Quello non lo mangio!”: la selettività alimentare nei bambini

È all’ora del pasto che il rifiuto di alcuni tipi di alimenti da parte dei bambini potrebbe portare rabbia, sconforto o preoccupazione negli adulti di riferimento. La selettività alimentare nei bambini è una questione molto diffusa, può riguardare una determinata categoria di cibi, uno specifico colore o forma, avere una durata variabile (talvolta infatti è transitoria) e coinvolgere diverse fasce d’età.

La selettività alimentare nei bambini

Nella maggior parte dei casi può insorgere tra i 2 e 3 anni, quando i bambini iniziano ad opporsi alle proposte (anche alimentari) degli adulti e ad evitare o ad aver paura di nuove pietanze (un disagio riconosciuto con il termine “neofobia”). Tuttavia le cause sono spesso molteplici e complesse e possono riguardare sia l’ambito biologico sia quello sociale-psicologico.

La selettività alimentare potrebbe essere determinata, infatti, da una maggior sensibilità verso alcuni stimoli sensoriali, ma anche da intolleranze alimentari, celiachia, reflusso molto accentuato o disturbi del neuro-sviluppo. Inoltre, se pensiamo al bambino come inserito in un contesto familiare e sociale ricco di eventi, incontri e scontri, quello che frequentemente si considera come “capriccio” o “fissazione” potrebbe essere espressione di una difficoltà emotiva o relazionale.

Cosa fare con i bambini selettivi a tavola

Per queste ragioni e ricordando di come spesso insistere porti solo a resistere, risulta importante cercare di tollerare la frustrazione e la preoccupazione, non sforzando a mangiare ma provando a comprendere ciò che porta ad assumere questo comportamento.
Contrariamente a quello che si può immaginare, l’abilità di percepire fame e sazietà è molto precoce e anche i più piccoli sono in grado di gestire in modo autonomo il loro fabbisogno di cibo. Di conseguenza, attenzione a punizioni, ricatti o premi supplementari che, con il tempo, potrebbero invece portare a creare un rapporto negativo con gli alimenti!

Evitando di entrare in conflitto con il proprio figlio sarà più facile stimolarlo nella curiosità: ad esempio, facendosi aiutare in cucina si potrebbe cogliere l’occasione per far assaggiare nuovi sapori, che altrimenti verrebbero rifiutati o rimarrebbero inesplorati. L’obiettivo non è cercare ricette elaborate per “ingannare” la vista e il gusto del bambino, ma piuttosto optare per complicità e semplicità, proponendo diverse possibilità di scelta e cercando di preservare un clima sereno.

In alcuni casi, gli sforzi potrebbero non essere sufficienti e al disagio alimentare si potrebbero associare una significativa perdita di peso, la necessità di integratori o limitazioni nella vita sociale. Questi potrebbero essere indicatori di un quadro maggiormente strutturato e complesso, il disturbo evitante-restrittivo nell’assunzione di cibo, anche chiamato “ARFID”.

Ad ogni modo, anche se non si tratta di una forma grave, genitori e adulti di riferimento sentono spesso un senso di preoccupazione legato al non garantire un’alimentazione varia o equilibrata. In tal caso, è importante riuscire a chiedere aiuto e sostegno al pediatra e a luoghi creati per l’ascolto e per accogliere dubbi, domande e timori, come l’Associazione Pollicino si impegna a fare da anni.

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articoli a cura di:

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