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adolescenti e porte chiuse

Passaggi e confini: adolescenti e porte chiuse

“Non entrare senza bussare” è una frase che può rappresentare bene una delle sfide del periodo adolescenziale. Adolescenti e porte chiuse: la “cameretta” è un luogo che assume nuovi significati in questa fase della vita, divenendo anche uno spazio fisico capace di riflettere sentimenti, vissuti e preziosità del mondo interno.

Essa può divenire portatrice dei segni che testimoniano le passioni e gli interessi, ma anche il disordine che può caratterizzare questo periodo: fumetti sparsi per la camera, libri di scuola, poster di atleti e cantanti, cassette dei videogiochi, vestiti o simboli che denotano l’appartenenza a un gruppo specifico. 

La porta “sbarrata” può quindi rappresentare non soltanto il bisogno di stare da soli, ma anche la nascita di un conflitto interiore di cui spesso non si è pienamente consapevoli e che può generare confusione. I ragazzi infatti non sono più bambini, ma non si sentono ancora grandi, e ciò li porta ad avere ancora bisogno dei genitori ma, allo stesso tempo, volerli più lontani. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’accesso a questo spazio è diventa “off limits”, esso simboleggia sia un confine fisico sia un confine simbolico attraverso cui ragazzi e ragazze non solo cercano di capire chi sono, ma anche di separarsi gradualmente dall’immagine infantile di sé.

In questo senso, può risultare difficile per gli adulti comprendere come comportarsi in questa fase, caratterizzata dall’emergere di nuove tensioni, conflitti e opposizioni, insieme a un crescente bisogno di autonomia. Ragazzi e ragazze sembrano sovente oscillare tra due poli apparentemente opposti: da un lato il bisogno di privacy e di spazio personale, dall’altro il desiderio di sentirsi riconosciuti, visti e compresi. Questa ambivalenza può manifestarsi anche attraverso comportamenti contraddittori, come discussioni molto accese alternate a lunghi silenzi oppure a richieste di ascolto e di presenza.

La questione della privacy può mettere in difficoltà i genitori. A tal riguardo, Pamela Pace, psicoanalista e presidente dell’Associazione Pollicino, osserva (in “Tienimi stretto, ma lasciami andare ” di Pietro Verdelli): “Il venir meno della comunicazione, i segreti e le chiusure divengono la fonte principale di ansie e preoccupazioni dei genitori. Anche se è bene che madre e padre accettino l’esigenza di segretezza e di privacy dei figli, non è certo facile accettare di essere messi da parte, di non sapere tutto quello che accade nella loro vita. Tuttavia, aumentare il controllo e invadere i loro spazi rischia di far aumentare difese e trasgressioni.”

Adolescenti e porte chiuse, cosa fare

Queste considerazioni sottolineano l’importanza per i genitori di rispettare il bisogno di autonomia dei figli, imparando a “chiedere, aspettare e bussare” prima di entrare nei loro spazi. Un atteggiamento di questo tipo favorisce nel ragazzo e nella ragazza la percezione di essere riconosciuti nel proprio percorso di crescita, e accompagnati in questo fase di trasformazione. Anche in adolescenza il bisogno di presenza genitoriale resta centrale: una funzione di guida che cambia forma ma non perde importanza. Questo periodo rappresenta quindi una rinnovata chiamata al ruolo genitoriale. In quest’ottica può quindi essere utile: rispettare la privacy, mantenere una presenza non invasiva, accettare conflitti e opposizioni, promuovere graduale autonomia e continuare a offrire ascolto anche nei momenti di chiusura.

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