Il percorso scolastico accompagna una parte importante della crescita e, come ogni esperienza evolutiva, può essere attraversato da momenti di fatiche scolastiche. Un calo del rendimento, la difficoltà a concentrarsi sui compiti o sullo studio, la comparsa di stress, insicurezze e malumori sono segnali che meritano attenzione, per poter sostenere al meglio il bambino o ragazzo in difficoltà.
È importante, però, considerare che una fatica scolastica può avere origini diverse.
Negli ultimi anni si è posta una sempre maggiore attenzione verso i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) che, soprattutto quando non vengono riconosciuti o adeguatamente sostenuti, possono interferire con il percorso scolastico e con la serenità del bambino. Ma non ogni momento di difficoltà coincide con un disturbo, le fatiche che un bambino manifesta possono infatti essere espressione di una fragilità connessa a un particolare momento del suo sviluppo, senza necessariamente rimandare a una difficoltà più strutturata.
Comprendere l’origine delle fatiche scolastiche
Comprenderne l’origine, seppur non sempre facile, diventa allora fondamentale per poter trovare una risposta adeguata e su misura. In questo percorso i genitori, insieme a insegnanti e professionisti, possono avere un ruolo prezioso.
È comune sentirsi disorientati di fronte alle difficoltà di un figlio e non sapere immediatamente quali siano le misure più appropriate da adottare.
Può essere utile, allora, fermarsi a osservare la situazione nel suo insieme e porsi alcune domande: da quanto tempo è presente questa fatica? Si manifesta in tutte le attività o soltanto in alcune? Riguarda solo la scuola o anche altri contesti? E, soprattutto, come vive il bambino ciò che gli sta accadendo?
Una difficoltà scolastica, infatti, a volte non riguarda esclusivamente l’apprendimento. Può comparire in seguito a un cambiamento nella vita del soggetto, a un passaggio scolastico vissuto con particolare angoscia, a un periodo di stanchezza o a difficoltà nelle relazioni con i compagni o con gli insegnanti. Inoltre, può anche essere connessa alle aspettative che il bambino sente su di sé: il timore di sbagliare, di non essere all’altezza, di deludere qualcuno.
Osservare questi diversi aspetti permette di distinguere, con la necessaria attenzione, una difficoltà momentanea da una più stabile e strutturata, che potrebbe richiedere una valutazione. Adottare tale ottica significa anche voler evitare che una diagnosi diventi una risposta automatica a una sofferenza che potrebbe avere altre origini e che rischierebbe altrimenti di rimanere inascoltata.
In quest’ottica, una o più fatiche scolastiche possono diventare anche un’occasione per fermarsi e comprendere: non qualcosa da etichettare il più velocemente possibile, ma un segnale da ascoltare per capire il reale bisogno del bambino, lasciandogli la possibilità di adattarsi e orientarsi con i propri tempi, facendo i conti con capacità ancora in via di sviluppo, limiti e insicurezze.
Leggi anche:
Se la caverà alle elementari ?
Quanto contano i voti scolastici
Il ruolo e il valore della mensa scolastica
Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
Via Amedeo D’Aosta, 6 – Milano
info@pollicinoonlus.it – www.pollicinoonlus.it
Tel. 800644622

