Figli adolescenti: proibire non serve a niente

Adolescenti

Il problema di noi adulti è che non ci ricordiamo mai, o facciamo finta di non ricordarci perché impegnati a recitare un determinato ruolo sociale, come fossimo da adolescenti: cosa volessimo, cosa sognassimo e soprattutto cosa provassimo, come stessimo dentro.

Mi capita di parlare con amici che hanno figli adolescenti e spesso, noto, è tutto un “No” e un “Io alla sua età non…”.

“Tu alla sua età ne combinavi di tutti i colori”, mi sono trovata, a volte, a rispondere.

Ho visto che sono proprio i genitori che quando erano giovani infrangevano spesso “le regole”, ad essere ora i più “rigidi”.

Cosa intendo per “rigidi”? Non lascarli neanche respirare, i figli, non ascoltarli e pretendere che si comportino come dei piccoli bravi robottini. Come delle belle cose che arredano la famiglia. Non accettare che possano essere anche diversi e avere abilità, interessi o passioni lontane da ciò che noi genitori pensavamo per loro prima che crescessero.

Io credo (ma è una mia opinione e magari è pure sbagliata, ché poi le situazioni devi viverle) che i casini, quelli veri, inizino quando si interrompe il dialogo tra genitori e figli. Intendiamoci, dei paletti secondo me vanno messi e bisogna fare in modo che le regole vengano rispettate ché un ragazzo a volte, può avere semplicemente bisogno di sentirsi dire un bel No per tanti motivi, ma non è certo vietando e basta che avrai la certezza che tuo figlio non faccia certe cose.

Per questo dico che quello che dobbiamo fare è non smettere mai di ascoltarli, anche quando non ci parlano. Noi genitori dobbiamo imparare anche ad ascoltare i loro silenzi. Ma dobbiamo lasciarli liberi, eventualmente anche di sbagliare. E stare loro vicini, da lontano. Senza assillarli, opprimerli o mortificarli ma ricordando loro che per qualsiasi cosa, anche quando potesse presentarsi un problema che pare insormontabile e senza via d’uscita, noi ci siamo, che magari ci incazzeremo ma che ci saremo, pronti ad aiutarli in ogni situazione.

Ecco, non dobbiamo mai smettere di ascoltare i nostri ragazzi. E dobbiamo far sapere loro che con noi, almeno con noi, possono sempre parlare.

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